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27 ottobre - Sciopero globale per il clima PDF Stampa E-mail
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Giovedì 19 Settembre 2019 07:35

Per salvare il pianeta bisogna cambiare la società

 

“Quando l’ultimo albero sarà stato abbattuto, l’ultimo fiume avvelenato, l’ultimo pesce pescato, vi accorgerete che il denaro non si può mangiare.” (Orso in piedi, indiano Sioux)

Buco nell'ozono, effetto serra, distruzione delle foreste tropicali, inquinamento di aria, acqua, terra.

Di fronte alla crisi ambientale che incombe su di noi, il sentimento più diffuso è di impotenza e rassegnazione: "Sono cose così grandi, io che cosa ci posso fare?". La prima cosa da fare è liberarsi da questo paralizzante pessimi-smo, che fa tanto comodo ai potenti della terra, ed essere consapevoli che tutti noi possiamo contribuire a cambiare lo stato delle cose. Come? Ognuno di noi può ad esempio associarsi ad altri cittadini, a livello locale, nazionale o internazionale - dal quartiere al mondo - per denunciare situazioni di degrado e di ingiustizia, per contrastare deci-sioni che non condivide, per chiedere  l'applicazione di leggi esistenti che non vengono rispettate, per chiedere nuo-ve leggi quando quelle esistenti sono giudicate ingiuste o inefficaci.

Ultimo aggiornamento Giovedì 19 Settembre 2019 07:48
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la Pecora Rossa Numero Speciale 2019 PDF Stampa E-mail
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Giovedì 28 Febbraio 2019 18:40

Piano Occupazionale così non va!!!

Nel passato numero della Pecora Rossa vi abbiamo proposto gli inesorabili dati del personale del comune di Milano a certificare da un lato la progressiva diminuzione anno dopo anno, al di là dei proclami, e dall’altro l’altrettanto progressivo invecchiamento della dotazione organica dell’ente in cui lavoriamo, su cui occorrerebbe un ragionamento ulteriore per permettere la sopravvivenza dell’amministrazione comunale per come la conosciamo in seguito ad un uscita di massa a causa pensionamento. E non c’è riforma pensionistica al mondo che possa evitare questo scenario: in un contesto in cui la PA non assume più prima che poi i nodi vengono al pettine. I tagli imposti agli enti locali dell’ultima legge di stabilità palesano davanti ai nostri occhi, appunto, un nodo inestricabile, che mette in discussione in primo luogo la natura pubblica e pressoché gratuita dei servizi locali ed in secondo luogo l’inquadramento contrattuale di chi li fornisce, sempre meno impiegati pubblici e sempre più precari a tempo indeterminato, fra le forche caudine del Jobs Act e dei rapporti contrattuali aziende-soggetto pubblico. Nel Comune di Milano, dalla DC SIAD all’Area Riscossione, numerosi sono oramai i settori a gestione “mista”, e nuove esternalizzazioni saranno alle porte se verrà confermato il piano di Malangone di voler ridurre il turn over ad 1/3 dei dipendenti che conquisteranno la pensione nei prossimi 3 anni. Inutile ricordare che la diminuzione dei servizi colpirà chi ne usufruisce maggiormente, ovvero il ceto più debole, e che sebbene non ci troviamo d’accordo in merito ai tagli stabiliti dall’ultima scellerata legge di stabilità è anche utile ricordare come questi fondi potrebbero essere recuperati attraverso la fiscalità locale andando a colpire in primis le proprietà plurime, per una vera redistribuzione della ricchezza. Ci troviamo d’accordo anche con coloro che affermano l’esigenza di non sperperare fondi pubblici per avventure improbabili quali le Olimpiadi 2026 o la riapertura dei Navigli, quest’ultima non a caso già oggetto di revisione da parte della giunta ed uscita a quanto pare dall’agenda politica dei prossimi anni. Se al suo posto entrerà una nuova politica pubblica che rimetta al centro il servizio pubblico locale, questo sarà anche dovere delle oo.ss. chiamate a recuperare il rapporto perso coi dipendenti negli ultimi anni attraverso una mobilitazione determinata ed in grado di non arretrare, senza concedere armistizi in cambio di briciole. La vertenza messa in piedi nell’ultimo triennio ci sia da monito.

Money, money, money

Sono ormai decenni che i tagli dei servizi pubblici si fanno sempre più pesanti, la giustificazione ufficiale è sempre la stessa: la… mancanza di soldi.
Con questa formuletta magica governanti di ogni colore (centro dx e centro sx) hanno tagliato il personale del pubblico impiego, hanno bloccato i contratti, hanno bloccato il turn over, hanno privatizzato i servizi.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Servizi pubblici, sempre più scadenti. Settori nevralgici come la Sanità o la Pubblica Istruzione in grande sofferenza.
Stipendi ridotti ai minimi termini con l’aggravio del blocco degli straordinari, l’impoverimento è sempre più evidente.
Personale sempre più anziano (fra i più vecchi in Europa) e che fa sempre più fatica a tener su il carrozzone.
Davanti a questo sfascio nessun partito di governo, ha mai voluto attuare un paio di soluzioni semplici, semplici.
Lottare contro l’evasione fiscale, il lavoro nero. Tagliare le spese militari, almeno quelle delle missioni all’estero e l’acquisto di nuovi armamenti (es. gli F35). Anche la mancata sicurezza sul lavoro ha un suo peso notevole.
(sul numero in formato Pdf la tabella con degli esempi)

Ultimo aggiornamento Giovedì 28 Febbraio 2019 19:25
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Il Garante privacy vieta il controllo delle mail aziendali PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Giovedì 21 Febbraio 2019 17:21

Il Garante Privacy, nella newsletter n. 439 del 29 marzo 2018, è intervenuto sul controllo massivo e sulla conservazione illimitata delle mail dei dipendenti durante l’orario lavorativo.

Nello specifico, l’Autorità ha vietato la memorizzazione indiscriminata ed indeterminata di dati esterni personali raccolti nel corso di un biennio da una società nei confronti di un proprio lavoratore subordinato che scambiava mail con altri colleghi e collaboratori.

Il provvedimento di licenziamento disciplinare è stato, poi, annullato dal giudice del lavoro. La società, deve limitarsi, come precisato dal Garante, a conservare informazioni ai soli fini della tutela dei diritti nel giudizio pendente.

La società, ritenuta responsabile di gravi violazioni, non solo non aveva comunicato modalità e finalità di raccolta e conservazione dei dati, ma, mantenendo i dati del dipendente anche dopo l’interruzione del rapporto, era venuta meno ai principi di liceità, necessità e proporzionalità previsti dal Codice privacy.

A parere del Garante, infatti, il datore pur disponendo del potere di controllo sull’adempimento delle prestazioni e sull’uso corretto degli strumenti di lavoro, avrebbe potuto agire in modo più efficiente e rispettoso della riservatezza dei propri sottoposti con la predisposizione di sistemi di gestione documentale che individuassero in automatico i documenti da archiviare.

Inoltre, l’Autorità ha sottolineato che il datore non è autorizzato ad un controllo massivo, prolungato ed indeterminato, che risulti lesivo della libertà e della dignità del lavoratore. Infine, è stato specificato che, dopo la cessazione del rapporto, la casella di posta elettronica deve essere disattivata e rimossa.

 
Congedo straordinario legge 104 anche al figlio non convivente PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 20 Febbraio 2019 18:01

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 232/2018, riconosce il diritto al congedo straordinario anche al figlio che non convive con il genitore.

Secondo i giudici della Consulta, discriminare un figlio, costretto, per ragioni di lavoro a non poter convivere con il genitore bisognoso di cure, non solo ostacola l'esercizio del principio solidaristico previsto dall'art. 2 della Costituzione, ma viola anche quello di uguaglianza.

Questa la decisione della Consulta, chiamata a pronunciarsi sulla questione di legittimità costituzionale dell'art. 42, comma 5, del d.lgs. n. 151 del 26 marzo 2001, n. 151 - Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell'articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53- nella parte in cui richiede, per ottenere il congedo straordinario la preesistente convivenza dei figli con il soggetto disabile che necessita di assistenza.

Ultimo aggiornamento Giovedì 21 Febbraio 2019 08:50
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la Pecora Rossa n. 1/2019 PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 22 Febbraio 2019 16:05

È uscito il primo numero del 2019 de la Pecora Rossa, non potete farvelo scappare:

  • Federalismo poco democratico;
  • Politiche Occcupazionali: di nuovo!
  • Bancomat libero offre il Pubblico Impiego
  • X Impiegactor il nuovo concorso che stimola il talento burocratico
  • 8 marzo... Sciopero

L'ampiezza degli argomenti trattati ci hanno costretto a interrompere alcuni articoli. Saranno ripresi in un volantone che distribuiremo a breve.

Scarica la Pecora Rossa n. 1/2019

Ultimo aggiornamento Venerdì 22 Febbraio 2019 16:34
 
23 febbraio 2019 - Assemblea pubblica sul decreto sicurezza PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Giovedì 21 Febbraio 2019 17:00

23 febbraio 2019 ore 15.30
Assemblea pubblica sul decreto sicurezza
CentRho - Piazza S. Vittore - Rho

La crisi economica si abbatte sui lavoratori e le loro famiglie e questo governo, come i precedenti, nonostante le promesse elettorali e la propaganda, è incapace di dare risposte adeguate ai veri problemi del paese e delle fasce popolari. la classe dirigente risolve la crisi distruggendo i servizi pubblici e i diritti dei lavoratori, distruggendo il salario e il reddito familiare attraverso il lavoro flessibile e precario sottopagato. Ma questo non basta.
La crisi economica non risolta sta facendo crescere ovunque le mobilitazioni e il dissenso. I governi Pd e ora M5S-Lega non hanno saputo rispondere alla crisi e temono la reazione delle masse popolari e dei lavoratori. per questo il governo Pd ha emanato il “decreto Minniti”, per questo il governo M5S-Lega inasprisce la repressione del dissenso con il “decreto Salvini”.
Il decreto sicurezza è composto da tre parti:

  • controllo e gestione dell’immigrazione: l’obiettivo non è la sicurezza, ma il controllo della forza lavoro immigrata che viene selezionata in utile e superflua da espellere a seconda delle necessità della classe imprenditoriale italiana;
  • controllo del territorio e sicurezza pubblica e urbana: l’obiettivo non è la sicurezza, ma la militarizzazione dei territori per reprimere ogni forma di dissenso e soprattutto il dissenso dei lavoratori in sciopero o organizzati in picchetti e presidi;
  • contrasto alla criminalità organizzata: l’obiettivo non è colpire le mafie, ma rendere vendibili ai privati (quindi anche a prestanomi dei mafiosi) i beni confiscati.

Temono l’aggravarsi della crisi e delle lotte e vogliono colpire preventivamente tutte le figure e le organizzazioni potenzialmente conflittuali. questo è il decreto Salvini: uno strumento di repressione contro i lavoratori, tutti i lavoratori, che lottano per salario e diritti.

Scarica la locandina in formato jpg

Ultimo aggiornamento Giovedì 21 Febbraio 2019 13:26
 
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